Intervista a Diego Flisi: la passione per la pallavolo, la carriera di allenatore e il rapporto coi più piccoli in vista del Calzedonia Volley Camp

15/06/2017

Intervista a Diego Flisi: la passione per la pallavolo, la carriera di allenatore e il rapporto coi più piccoli in vista del Calzedonia Volley Camp

Inizierà domenica 25 giugno e continuerà fino a sabato 8 luglio, diviso in due turni, la terza edizione del Calzedonia Volley Camp che porterà a Bressanone quasi 150 ragazzi. Tra i coach presenti, ci sarà anche lui: l’allenatore della serie B della Calzedonia Verona, Diego Flisi. Una vita dedicata alla pallavolo, la sua, prima come giocatore e poi come allenatore.

Quando è iniziata la tua passione per la pallavolo?
La mia è una storia che parte da lontano, quando all’età di due anni andavo a vedere insieme a mia mamma, mio padre giocare. Ricordo che finita la partita, noi bambini entravamo in campo e ci mettevamo a giocare con il pallone. 

Un amore prima vista quindi…
Direi di sì. Quando ero piccolo, durante la mia infanzia, non esisteva il minivolley. Era la metà degli anni ’80, in tv davano “Holly e Benji”, i maschi avevano tutti la passione per il calcio  e difficilmente trovavo dei pari età con cui giocare. Per questo motivo mi sono allenato con le bambine fino all’età di 12 anni e poi finalmente ho iniziato a giocare con una squadra tutta maschile. 

Che ruolo avevi in campo?
Quando si è piccoli non si ha un ruolo prestabilito, inizi a trovare il tuo ruolo e la tua identità quando sei più grande ed io, la mia, l’ho trovata all’età di 15 anni. Vedendo che i miei compagni crescevano e diventavano sempre più alti di me, ho capito che il mio ruolo poteva essere quello del palleggiatore. Ho giocato fino a che ho potuto e poi mi sono dedicato al ruolo di allenatore.

Qual è stata la tua esperienza da allenatore?
Ho avuto il piacere di vestire i panni di vice allenatore nell’allora Marmi Lanza, dal 2006 al 2011. Nel 2012, sempre nel medesimo ruolo, mi sono spostato il provincia di Cosenza per poi finire con il femminile a Conegliano, dove nel ruolo di vice allenatore ho trascorso tre anni bellissimi, disputando una finale scudetto e disputando la Champions. Dal 2015 sono infine tornato a Verona, dove sono stato assistente di Giani, prima, e di Grbic, poi.

Il ricordo più bello da allenatore?
Il ricordo più bello è sicuramente la promozione, nella stagione 2015/2016, dalla serie C alla serie B. Ho avuto l’occasione di fare il primo allenatore di quella formazione, con cui quest’anno abbiamo disputato, raggiungendo la salvezza, il campionato di B.

Sarà il tuo terzo anno come istruttore del Camp estivo, cosa è importante trasmettere ai più piccoli?
Sicuramente, la cosa importante è farli divertire e trasmettergli la passione per questo sport. Per me è importante creare un ambiente positivo e piacevole. Divertimento, deve essere la parola chiave. Non dimentichiamo che per i ragazzini è una vacanza e spesso mi capita di vederli piangere quando arrivano, magari per il distacco dai genitori, e piangere anche quando partono, proprio perché si sono divertiti e non vorrebbero più andarsene.

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