Frigoni: "Montichiari nel cuore. Sarà un test importante"

29/09/2017

Frigoni: "Montichiari nel cuore. Sarà un test importante"
Con Montichiari un fil rouge tra ricordi e beneficenza.

Il quadrangolare di domani e domenica, infatti, ridà luce alla memoria monteclarense di coach Nikola Grbic e del Direttore tecnico Angiolino Frigoni. E il ricavato dell’incasso sarà devoluto alla cooperativa “La Sorgente” di Montichiari.

Il primo ha giocato nel bresciano nella stagione ‘94/’95 e ‘96/’97, alla Gabeca. Il secondo, dal 1987 per tre anni, ha guidato il team in A1.

"E' stata la mia prima squadra italiana, avevo 21 anni - ricorda Grbic - e ho un ricordo magnifico della città, del club e dell'esperienza. Mi hannoa ccolto benissimo nonostante le difficoltà dettate dalle pressioni e dallo step di una categoria superiore. Poi mi sono operato, ma un anno dopo mi hanno rivoluto. Un legame particolare. e speciale".

“Il miglior risultato è stato il quarto posto in regular season e il terzo in Coppa Italia - ricorda Frigoni -, che diede l’anno successivo la possibilità al team di partecipare alla ormai desueta Coppa delle coppe, poi vinta nel ’90. Io decisi di dedicarmi solo al ruolo di vice Velasco con la Nazionale con cui vinsi il mondiale proprio nel ’90.

Montichiari per me è casa
- continua il Dt -, perché tutto è iniziato dal mio paese, Carpenedolo. Due aziende importanti si avvicinarono al club quando ancora eravamo in Serie C. Poi, l’anno della promozione dalla B all’A2 abbiamo dovuto spostarci a Montichiari, perché la struttura non era idonea. Allora il palazzetto era nell’attuale zona fiera.

Il PalaGeorge per me ha un significato importantissimo. Non l’ho mai vissuto da allenatore, ma guidavo io l’auto che fece l’incidente nel quale morì Jimmy George, il giocatore indiano della nostra squadra ed un ragazzo brillante. Non era colpa nostra, ma questo non ha mai tolto quel sapore terribile che ti lascia la morte vissuta così vicino.

Dopo la tragedia volevo smettere con la pallavolo
- confida. Insegnavo, e mi ero allontanato dall’ambiente del volley. Fino a quando gli storici dirigenti di allora vennero a casa e mi convinsero ad assistere ad una partita. Mi trovai in campo, con migliaia di persone ad applaudirmi… A novembre saranno 30 anni dalla sua morte e verrà in Italia a trovarmi il figlio, che non ha mai visto il papà morto 4 mesi prima della sua nascita.

Per noi sarà un torneo importante
- la chiosa -, perché darà già un assaggio del campionato, e questo ci sarà sicuramente utile anche, soprattutto, per amalgamare il gruppo. Sono curioso”.
 
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